|

A questo link un aggiornamento(marzo 2010) della legge sullo stalking
Questa è la storia di tutte le donne che subiscono, in silenzio, la persecuzione di unmaschio prepotente. La Camera, finalmente, approva una legge sullo stalking. Prima di arrivare a stuprare, ad uccidere, l'ex marito, l'ex amante, o anche l'ex amico che si fingeva paterno e protettivo, perseguitano, tormentano con sms, telefonate ossessive, messaggi mandati tramite altri amici comuni. Ma si può stuprare ed uccidere, se non altro la realtà, la verità delle cose, anche solo psicologicamente.
Si possono manipolare le frasi dette in altri contesti per diffamare, si possono usare altre persone, ignare, facendo credere di essere stati insultati, o traditi, quando nulla invece è stato fatto, nulla è stato detto.Anche solo una richiesta di silenzio può portare alla persecuzione, allo stalking, anzi, forse ne è proprio una delle premesse, visto che, con il silenzio, si tenta di sottrarsi a quella che si vive come una "nefasta influenza", una perversa manipolazione. Si può aggredire sistematicamente e con metodo facendo credere di essere stati aggrediti. Si può insultarelamentandosi di essere stati insultati...
Ben venga una legge sullo stalking, anche se non è un governo amico a proporla, anche se, paradossalmente, è un governo che invece sfrutta il corpo femminile negli spettacolini, anche se è un governo che dichiara, per bocca del suo premier, che servono militari solo per le belle donne, evidentemente le altre possono essere stuprate, molestate moralmente, perseguitate, senza che a nessuno importi nulla...
Ho usato il termine "molestie morali", ed è da una psichiatra e psicoanalista francese, Marie-France Hirigoyen, che ho tratto tale definizione, e dal suo libro "Molestie morali: la violenza perversa nella famiglia e nel lavoro" (aggiungerei, non solo, visto che nel testo vengono trattate svariate tipologie di rapporti interpersonali...), edito daGrandi Tascabili Einaudi, Torino, 2000.
La molestia morale è costituita da una sottile e subdola violenza, spesso impregnata di ricatti psicologici e millantato vittimismo, quando invece il suo reale obiettivo è quello di violare l'altrui personalità ed il legittimo diritto dell'altro di fare le proprie scelte, quelle, ad esempio, di non voler più proseguire un rapporto (anche solo di amicizia, o quella che per un periodo si è presunta tale). La psichiatra francese, che alungo ha studiato le dinamiche della molestia morale nei rapporti interpersonali, sia privati che pubblici, attribuisce tale modalità a personalità con disturbi narcisistici e perversi, che attraverso la menzogna, la manipolazione, l'insistenza e l'ossessione ad essere forzatamente presenti nella vita dell'altro (tendenzialmente e statisticamente "dell'altra") tentano di esercitare il proprio potere e gratificare il proprionarcisismo, appunto. Il "narcisista perverso" può usare il ricatto psicologico mostrandosi sofferente e pretendendo attenzione, ad esempio: "Io soffro perché ho subito un lutto e tu mi devi telefonare per consolarmi, se sei un'amica...", come se fosse un obbligo per una persona essere onnipresente ad asciugare presunte lacrime, fittizie o vere che siano. E' chiaro che la tecnica, in questo caso, è quella della sollecitazione del senso di colpa, cui le donnesono, segnatamente nel nostro Paese improntato all'educazione cattolica, maggiormente inclini rispetto agli uomini.
Tale ricatto psicologico può arrivare persino alla bugia conclamata, magari riferita ad amici comuni: "Mi manca poco da vivere, era l'ultimo desiderio parlare con lei...". Anche in questo caso è sul senso di colpa che si tenta di fare leva, ma su un senso di colpa spostato nel futuro, con la minaccia, addirittura, di una morte imminente che lascerebbe la vittima, che ha tentato di liberarsi, colpevole di aver sbattuto la porta in faccia ad un prevaricatore. Scrive la Hirigoyen "Verità o bugia, ai perversi importa poco: è vero quello che dicono in un determinato istante. Queste falsificazioni della verità sono a volte molto vicine a una costruzione delirante. [...] La menzogna risponde semplicemente a un bisogno di ignorare ciò che contrasta con il proprio interesse narcisistico". E, più avanti: "Le cattiverie (verità che fanno male - come ad esempio rinfacciare ciò che si è scritto o detto quando si era ancora in buoni rapporti, ndr-) o le calunnie (menzogne - come utilizzare le parole dell'altra in un collage per costruire a posteriori complotti inesistenti, ndr-) nascono spesso dall'invidia. [...] Sono infatti le donne, attraverso il loro sesso, a essere più frequentemente prese di mira da attacchi di questo tipo".
Altra modalità in cui il perverso narcisista eccelle è quella di "aizzare le persone le une contro le altre, di provocare rivalità, gelosie. Si può arrivare allo scopo servendosi di allusioni, insinuando il dubbio, [...] o provocando con bugie la rivalità tra le persone". Ad esempio: "Ti informo che la tua amica ha avviato una nuova iniziativa e non ti ha detto niente perché evidentemente tu non sei degna di farne parte...". Siamo nell'ambito, tra l'altro, di una logica di abuso di potere: "Il discorso del perverso è totalizzante: enuncia proposizioni che sembrano universalmente vere. Il perverso "sa", ha ragione e cerca di trascinare l'altro sul suo terreno inducendolo ad accettare quello che dice lui". A questo scopo, il perverso utilizza una presunta logica e si appella ai "fatti", ma purtroppo, come scriveva il grande giornalista americano, Walter Lippmann: "I fatti che vediamo dipendono dal punto di vista in cui ci mettiamo, e dalle abitudini contratte dai nostri occhi" (citazione tratta da: Saverio Lodato "Trent'anni di mafia", Bur Saggi, 2008). Un fatto, specie se raccontato, secondo qualsivoglia prospettiva, non è mai esaustivo dell'intera realtà.
Il peggio, e mi avvio alle conclusioni, accade quando la vittima si ribella, perché "Opporre resistenza al condizionamento vuol dire esporsi all'odio. [...] E' una fase di odio allo stato puro, estremamente violenta, fatta di colpi bassi e di ingiurie, di parole che sminuiscono, umiliano, si beffano di tutto ciò che l'altro ha di più intimo. Questa armatura di sarcasmo protegge il perverso da quello che teme di più, la comunicazione. [...] Questo odio, proiettato sull'altro, è per il perverso narcisista un mezzo per proteggersi da disturbi che potrebbero essere più gravi, di tipo psicotico. [...] Il mondo del perverso narcisista è diviso in buoni e cattivi. Non è bello trovarsi dalla parte sbagliata. La separazione o la lontananza non smorzano assolutamente quest'odio." E dall'odio si arriva alla violenza: "Si tratta di una violenza fredda, verbale, fatta di denigrazione, di sottintesi ostili, di manifestazioni di condiscendenza e di ingiurie. L'effetto distruttore deriva dalla ripetizione di aggressioni apparentemente insignificanti ma continue, delle quali si sa che non avranno mai fine. Si tratta di un'aggressione a vita...". E' contro questo stillicidio che dobbiamo combattere, e contro questa estenuante forma di violenza, non meno grave né invalidante di quella fisica e che, spesso, ne è solo preludio.
Ben venga quindi una legge sullo stalking, aspettiamo di leggerne i contenuti, aspettiamo che arrivi in Senato, dove speriamo venga approvata, ed aspettiamo, finalmente, di essere "protette" dalle istituzioni, non solo da morte (e neanche sempre), ma anche da vive.
Se ce ne andiamo in silenzio, in punta di piedi, perché dobbiamo essere trattenute a forza, per i capelli, che sia con il vittimismo o con l'odio manifesto,in un rapporto che non vogliamo più?
|
Pippij carissima, ormai penso che tu ...
Caro Fortesque, sono d'accordo con&nb...
Pippij carissima, nel caso ti fosse s...
Ho incontrato il mitico Sandro Ruotol...
Giustappunto. Proprio oggi su R...