M.C. Escher "Encounter" 1944, litografia.

I riferimenti simbolici della litografia di Escher, "Encounter" (1944) ci riguardano come popolo (o quel che ne resta), come sinistra, come diversità che si separano e si ricongiungono in una sorta di incessante danza rituale che replica all'infinito la separazione e la ricongiunzione dei complementari come parti della stessa "unità". E in tale movimento danzante si intuisce una "crescita evolutiva"...
Più a lungo si guarda un'opera di Escher, più si colgono sottili "sorprese", non percepibili ad uno sguardo superficiale. La Vostra partecipazione attiva è indispensabile...


Avanzi di Popolo

Un pianeta di baraccopoli PDF Stampa E-mail
Scritto da Caio   
Sabato 07 Novembre 2009 08:30
slum

Nel 1950, le città con una popolazione superiore al milione di abitanti erano 86 in tutto il mondo; oggi sono 400, e nel 2015 saranno almeno 550. Le città hanno assorbito quasi i due terzi dell'esplosione della popolazione iniziata nel 1950 ed attualmente stanno crescendo al ritmo di 1 milione di unità alla settimana, tra nuovi nati ed immigrati. Nel 2050 le città dovrebbero contenere dieci miliardi di persone.

Per dare un esempio dei ritmi di crescita: nel 1910 Londra era sette volte più grande di quanto fosse nel 1880, ma Dhaka, Kinshasa e Lagos oggi sono ciascuna, approssimativamente, quaranta volte più grandi che nel 1950. Ai ritmi attuali le megalopoli attuali "deflagreranno": nel 2050 Giacarta conterà 25 milioni di abitanti; Karachi oltre 26 milioni; Dhaka 25 milioni; Bombay 33 milioni. Anche se nessuno sa, osserva Mike Davis,: "se concentrazioni di povertà così gigantesche siano biologicamente o ecologicamente sostenibili."

Tutta la futura crescita della popolazione avverrà quindi nelle città; la quasi totalità nelle città più povere; e buona parte di essa negli slum.

Gli slum sono definiti come luoghi caratterizzati "da sovraffollamento, strutture abitative scadenti o informali, accesso inadeguato all'acqua sicura e ai servizi igienici, scarsa sicurezza di possesso." (la definizione è di "The Challenger of Slums", il rapporto rilasciato da Onu-Habitat - il programma delle Nazioni Unite che si occupa di urbanizzazione - 4 anni fa). Sono quelle indefinite distese di edifici di varia natura, dalle baracche ai caseggiati, miseri aggregati di manufatti che si diffondono dai bordi della città verso la campagna. Gli slum sono oggi abitati da oltre un miliardo di persone; sono in continua crescita (nei prossimi trent'anni il numero degli abitanti degli slum sparsi per il mondo raddoppierà) e rappresentano l'elemento evidente del paesaggio nel sud del mondo.

Ma perché sono cresciuti gli slum? Davis, autore del libro "Il pianeta degli slum", precisa innanzi tutto che i processi di urbanizzazione sono diversi tra di loro.

In Cina, ed in buona parte dell'Estremo Oriente, la crescita urbana si lega alla crescita del PIL e quindi all'attrazione economica esercitata dalle città (dalle riforme di mercato dei tardi anni '70 più di 200 milioni di cinesi si sono trasferiti dalle aree rurali alle città). Questa si sviluppa, quindi, grazie ad un motore industriale, come le Sheffield e le Pittsburg della rivoluzione industriale inglese.

Da ogni altra parte, invece, la crescita (delle città) avviene senza che vi sia sviluppo industriale. Spesso, senza che vi sia alcun tipo di sviluppo. Ciò che sta avvenendo in larga parte del globo, quindi, è un fenomeno di urbanizzazione sganciato dall'industrializzazione. Legato ai processi di globalizzazione in atto. Se è vero, infatti, che molte grandi imprese hanno spostato (delocalizzato) nel Sud del mondo parte del loro ciclo produttivo, spinte a ciò dai bassi costi dei salari e da una legislazione del lavoro pressoché inesistente, è vero anche che i governi di questi Paesi, strangolati dai debiti, sono finiti soggetti ai "programmi di aggiustamento strutturale" alle condizioni stabilite dal Fondo Monetario Internazionale.

Quest'ultimo, infatti, ha, tra gli altri, il compito di obbligare gli Stati indebitati a dare una priorità assoluta al rimborso dei prestiti (anche se i suoi abitanti muoiono di fame). Il Paese indebitato, a questo punto, se vuole ricevere altri prestiti, deve firmare una "lettera di intenti" con il Fondo, in cui si impegna a riorganizzare l'economia attraverso "programmi di aggiustamento strutturali", che hanno l'unico scopo di destinare ogni risorsa finanziaria al pagamento dei prestiti. Tali Programmi (PAS) hanno imposto, a buona parte dei paesi del sud del mondo, il ridimensionamento dei programmi di edilizia abitativa e la privatizzazione del connesso mercato, oltre che la privatizzazione dell'acqua e della sanità come strategia di uscita dal debito, causando vere e proprie catastrofi umane.

I Paesi debitori hanno ridotto drasticamente la spesa sociale (sanitaria, di istruzione, ecc.), ed inoltre, come imposto dal FMI, eliminato le sovvenzioni all'agricoltura, spingendo i produttori agricoli sui mercati globali delle merci (in un mercato concorrenziale senza mezzi per concorrere), senza più reti di protezione interne, falcidiando le economie di sussistenza. I contadini poveri, che non possono sostenere la competizione, si trasformano, via via, in "proletari passivi", la cui unica via di fuga dalla povertà è rappresentata dallo spostamento in città, dove improvvisano mezzi di sussistenza attraverso attività economiche non registrate, come il lavoro giornaliero, i servizi domestici, o perfino il crimine.

Già, perché, oggi, alla maggior parte del Sud del mondo è di fatto impedito di migrare. Non esistono precedenti, per esempio, per quel tipo di confini che l'Australia e l'Europa occidentale hanno costruito per la praticamente totale esclusione dei flussi migratori.

Quale sarà il futuro prossimo delle megalopoli post-industriali del Terzo Mondo? Di questa vasta umanità in così breve lasso di tempo espulsa dall'economia formale, totalmente priva dei servizi igienici e dell'acqua potabile, che si inventa quotidianamente la propria sopravvivenza alimentare? E che ha, in modo così insostenibile, creato immense bidonville che stanno riempiendo il pianeta, sempre più sensibili ai disastri, alle pandemie e alle catastrofiche mancanze di risorse primarie (Eileen Stillwaggon: "le malattie legate alla fornitura idrica, allo smaltimento delle scorie e all'immondizia uccidono 30 mila persone e costituiscono il settantacinque per cento delle malattie che affliggono l'umanità." Deborah Yellow, professore di Antropologia alla Syracuse University: "le malattie del tratto digerente derivanti dall'inadeguatezza dei servizi igienici e dall'inquinamento dell'acqua potabile - tra cui diarrea, enterite, colite, tifo e paratifo - sono la prima causa di morte al mondo, colpendo innanzi tutto neonati e bambini.")?

Mike Davis: "Così, le città del futuro, lungi dall'essere fatte di vetro e acciaio secondo le previsioni di generazioni di urbanisti, saranno in gran parte costruite di mattoni grezzi, paglia, plastica riciclata, blocchi di cemento e legname di recupero. Al posto delle città di luce che si slanciano verso il cielo gran parte del mondo urbano del XXI secolo vivrà nello squallore, circondato da inquinamento, escrementi e sfacelo. Anzi, il miliardo di cittadini che abitano gli slum postmoderni guarderà molto probabilmente con invidia le rovine delle solide case di fango di Catal Haiyuk in Anatolia, erette, all'alba della vita urbana, ottomila anni fa."

 

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