M.C. Escher "Encounter" 1944, litografia.

I riferimenti simbolici della litografia di Escher, "Encounter" (1944) ci riguardano come popolo (o quel che ne resta), come sinistra, come diversità che si separano e si ricongiungono in una sorta di incessante danza rituale che replica all'infinito la separazione e la ricongiunzione dei complementari come parti della stessa "unità". E in tale movimento danzante si intuisce una "crescita evolutiva"...
Più a lungo si guarda un'opera di Escher, più si colgono sottili "sorprese", non percepibili ad uno sguardo superficiale. La Vostra partecipazione attiva è indispensabile...


Avanzi di Popolo

"L'uomo che verrà" di Giorgio Diritti (Italia 2009) PDF Stampa E-mail
Scritto da Agente del Caos   
Domenica 24 Gennaio 2010 10:59

Manifesto del filmLa Mikado ha fatto uscire in Italia, venerdì scorso, il film vincitore della Festa del Cinema di Roma 2009. Si tratta di L'uomo che verrà, secondo lungometraggio della carriera di Giorgio Diritti, che, con Simone Bachini, condivide la proprietà della coraggiosa Arancia Film, piccola casa di produzione indipendente bolognese.

Un film intenso e suggestivo che racconta, con dolcezza e strazio, la terribile strage di Marzabotto perpetrata dalle "SS" poco dopo la nascita della Repubblica di Salò.

Il film di Diritti racconta l'Italia perduta, dimostrando che la scuola del neorealismo ha ancora tanto da regalare al nostro cinema.

Un film interamente girato in dialetto, ambientato nei veri luoghi che videro i tragici fatti di Monte Sole.

Giorgio Diritti ci regala un esempio di cinema poetico, semplice ma incredibilmente elaborato nella composizione visiva e nella qualità dei contenuti. Tutta la storia passa attraverso gli occhi di una bambina, figlia di contadini mezzadri, coinvolti nella ribellione partigiana ma più di tutto nella loro vita di campagna, che, inesorabilmente, scorre e fa da sfondo ad uno spettacolo poetico e documentaristico, dolce ma incredibilmente incisivo.

Il talento visivo di Diritti emerge più intensamente in questo lungometraggio rispetto a Il vento fa il suo giro, in cui, probabilmente, i mezzi tecnici a disposizione raffiguravano un limite per l'espressione del regista.

Il film scorre placidamente in un crescendo di intensità narrativa e di tensione del racconto che porterà fino alla strage di Marzabotto, sono due piccolissimi dettagli che fanno capire, in questo caso, la qualità della regia e dell'opera: una semplice inquadratura dei tedeschi filtrata dal vetro imperfetto della casa dei contadini (prospettiva visiva della bambina), ed un dettaglio sulla tavola di un prelato raffigurante una lettera in tedesco e dei gioielli, uno dei quali è la croce della nonna della protagonista barbaramente giustiziata dai nazisti. Sono immagini sottili che possono scorrere indifferenti a chi osserva ma che celano messaggi più profondi, anche molto forti per chi sa leggerli fra le righe del racconto.

Il film di Diritti è anche la dimostrazione che la scuola del neorealismo non è ancora finita e che ha ancora molto da raccontare. Il suo lungometraggio può perfino essere considerato una "risposta" alla storia, manipolata e violata da Spike Lee, per il suo Miracolo di Sant'Anna.

Probabilmente uno dei film migliori della stagione, prezioso anche per una visione nelle scuole ed unico per qualità dei contenuti e innovazione della costruzione narrativa, forse un sincero e promettente esempio del cinema italiano che verrà.

Daniele Clementi

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