M.C. Escher "Encounter" 1944, litografia.

I riferimenti simbolici della litografia di Escher, "Encounter" (1944) ci riguardano come popolo (o quel che ne resta), come sinistra, come diversità che si separano e si ricongiungono in una sorta di incessante danza rituale che replica all'infinito la separazione e la ricongiunzione dei complementari come parti della stessa "unità". E in tale movimento danzante si intuisce una "crescita evolutiva"...
Più a lungo si guarda un'opera di Escher, più si colgono sottili "sorprese", non percepibili ad uno sguardo superficiale. La Vostra partecipazione attiva è indispensabile...


Avanzi di Popolo

ADP: “Chi è Di Domenico e perché parla male di me?” PDF Stampa E-mail
Scritto da Pippijhoover   
Lunedì 08 Febbraio 2010 17:16

dipietroIl titolo prende spunto dal noto film Chi è Harry Kellerman e perché parla male di me? Ovviamente riferito alla prospettiva di Antonio Di Pietro.

In realtà, vorremmo capire veramente chi è questo signore (avvocato?), assurto improvvisamente agli onori della cronaca (dei giornali vicini al centrodestra, o magari che si autodefiniscono "indipendenti", come il Corriere della Sera) perché sta scrivendo un libro-accusa nei confronti del leader dell'Italia dei Valori... Sul sito dell'Adusbef, infatti, troviamo questo articolo, a firma Max Weber, del 3 febbraio 2002, di cui riportiamo alcuni stralci, relativamente al grande accusatore di Di Pietro, Mario Di Domenico.  Precisiamo che l'articolo mira ad accusare proprio Di Pietro, per la candidatura di Di Domenico nelle sue liste alle politiche 2001:

"Perché Di Pietro ha candidato un tal Mario Di Domenico alle scorse elezioni politiche, testa di lista nel proporzionale in tre circoscrizioni (Lazio, Emilia Romagna, Abruzzo), per farlo sicuramente eleggere qualora avesse raggiunto la soglia del 4%? Forse perché è un indispensabile trascinatore di folle? Per un'ars oratoria che ammalia gli astanti o perché da famoso cattedratico, ha dato lustro alla stagione di Mani Pulite? Niente di tutto questo. Solo per garantirgli l'immunità parlamentare. Perché Di Domenico, modesto "traffichino" di provincia che Di Pietro continua a trascinarsi appresso nelle trasmissioni televisive (l'ultima apparizione a quella di Santoro, venerdì scorso, identificabile per l'inconfondibile faccia di tolla), è un avvocato cancellato dall'albo, proprio per reati infamanti. E Di Pietro, non poteva non sapere! Secondo quanto riportato dal Giornale del 5 giugno 2001, Di Domenico nel dicembre 2000 (a 5 mesi dalle elezioni politiche del 13 maggio 2001), è stato cancellato dall'ordine degli avvocati, dopo un'accurata istruttoria, perché nella sua veste di avvocato ha truffato due anziani: con artifizi e raggiri ha tolto loro un'abitazione in Via Amendolara 32 a Roma. La grave sanzione dell'Ordine (neppure l'avv. Previti è stato mai cancellato), è stata presa a seguito di una sentenza del Tribunale Civile di Roma, che nel novembre 2000 ha annullato il contratto di una rendita vitalizia con cui si era assicurato l'abitazione dei due anziani, che Di Domenico ha venduto il 5 giugno 1996 intascando i soldi e lo ha condannato a rimborsare 6 milioni di spese legali..."

Quindi desumiamo (visto che l'articolo originale del Giornale non si trova online), che il 5 giugno 2001, Il Giornale di sua proprietà attacca Di Pietro proprio per la candidatura di questo tal Di Domenico, alla ribalta in questi giorni, e venerdì sera protagonista incontrastato nel programma semi-clandestino (6,91% di share, a quanto pare) di Gianluigi Paragone. Ora invece, Di Domenico torna ad essere ufficialmente "avvocato", anche per Il Giornale ed improvvisamente acquisisce la credibilità che non aveva quando a costoro faceva comodo che non ne avesse...

Ci piacerebbe sapere, quindi, se Di Domenico è ancora avvocato oppure no. La tesi della radiazione dall'albo è peraltro sostenuta anche da Travaglio: "...le rivelazioni a puntate dell'avvocato ex dipietrista Mario Di Domenico, avvocato si fa per dire perché è stato espulso dall'Ordine".

Inoltre, già nel 2006, il forse avvocato Di Domenico aveva denunciato Di Pietro per la gestione dei contributi del partito. Ma, nel 2008 il Gip di Roma, Luciano Imperiali archivia la posizione di Di Pietro, su richiesta del Pm Giancarlo Amato. Ma com'è che, da una ricerca su Google, è così difficile trovare articoli di quotidiani su questa archiviazione?

Ma torniamo un attimo al programma di venerdì scorso di Paragone, completamente incentrato sulla presunta "foto scandalo": il Pm simbolo di Mani Pulite, Antonio Di Pietro, appunto, "beccato" ad una cena di Natale presso la caserma romana di Via in Selci dei Carabinieri... Caspita che scandalo! Ma i Carabinieri non erano i rappresentanti dello Stato? (Chiedere a La Russa, casomai). Da quando in qua andare ad una cena dai Carabinieri, con presente un questore (all'epoca Bruno Contrada era tale), poi indagato, processato e condannato per "concorso esterno in associazione mafiosa" può rappresentare una compromissione per l'allora Pubblico Ministero Antonio Di Pietro? Si è letteralmente "giocato" sulla parola "mafioso", ma, anche a seguito della condanna definitiva, il distinguo è fondamentale. C'è una grossa differenza, sostanziale, tra l'essere condannato per "associazione a delinquere di stampo mafioso" (quindi essere riconosciuto come "uomo d'onore", come appartenente a "Cosa Nostra" a pieno titolo, "mafioso") e l'essere condannati per "concorso esterno" o "favoreggiamento". Ciò significa essere scesi, anche pesantemente, a patti con la mafia, ma non esserne membro effettivo (con tanto di giuramento di sangue). Sembra solo un cavilloso distinguo, ma io non credo sia tanto peregrino, anche perché il "concorso esterno" in genere lo "beccano" rappresentanti delle istituzioni o dell'imprenditoria. Il fatto che, quindi, Contrada venga, sic et simpliciter, definito "mafioso", oltre ad essere sostanzialmente non rispondente al vero, è, in questa generale patacca costruita ai danni dell'oppositore più duro di Berlusconi, una "trappola" tendente a confondere le acque. Ed a sovrapporre la foto che ritrae Di Pietro a dicembre 1992, con altre, viste in passato, di figure pubbliche che incontrano boss (mafiosi a pieno titolo). Personalmente credo che ci sia una bella differenza a ritrovarsi ad una cena presso una caserma dei carabinieri, a lato di un questore che non ha ancora ricevuto mezzo avviso di garanzia, rispetto ad essere beccati in fotografia mentre si bacia e abbraccia, o si confabula, con un boss mafioso, conosciuto magari come tale da tutta la cittadinanza.

Noi, in realtà, ancora crediamo che una differenza ci sia tra Di Pietro, da una parte, e i vari Dell'Utri, Cosentino, Cuffaro e anche Berlusconi, riguardo ai suoi rapporti "lavorativi" con Mangano (non solo una cena in caserma...) e ci domandiamo, anche, perché nelle trasmissioni di Santoro che si occupano delle innumerevoli faccende in cui è affaccendato il presidente del Consiglio sia presente in studio, 9 volte su 10, l'avvocato Ghedini, come "obbligatorio" contraddittorio, mentre nella trasmissione condotta da Paragone, in pieno congresso Idv, ci fosse, a difendere le ragioni di Di Pietro, unicamente il senatore Borghesi, in collegamento e con auricolare non funzionante (sarà stato un caso?), così da poter essere tranquillamente preso, persino, per i fondelli, da tutta la schiera dei presenti in studio?

In particolare erano presenti: un Mastella auto-apologetico, lo sghignazzante Lupi, un Boccia d'apparato dalemiano in cerca di una maggiore popolarità così, magari, alle prossime primarie in Puglia qualcuno lo (ri)conoscerà, il Di Domenico - grande accusatore, trattato come un neo-oracolo, e, sorprendentemente, Elio Veltri, che sembra cogliere la palla al balzo schierandosi, di fatto, e per immediato impatto visivo, con i Mastella e i Lupi, pur di dare addosso a Di Pietro. Lo stesso Veltri che in un'intervista a Luca Telese per "Il Giornale", riportata da Dagospia, il 28 settembre 2007, così rispondeva: "Lei il contenuto di questo capitolo lo conosceva già.... "In parte. Il primo fatto è che Antonio Di Pietro ha effettivamente costituito un'immobiliare denominata An.to.cri, con un acrostico formato dai nomi dei suoi tre figli. È agli atti". Fin qui nulla di male. "Per carità. Meno opportuno, forse, è stato usare parte del finanziamento pubblico ottenuto dalla sua Italia dei valori, per affittare quelle sedi al proprio movimento". Era contemporaneamente proprietario e inquilino... "Oliviero ha scritto: che "è una sorta di tutto in famiglia". Non voglio aggiungere altro. Ovvio che la cosa non mi piaccia, ma devo dire, a onore del vero, che Tonino ha ammesso lo sbaglio".

Invece, ora, senza dire mezza parola riguardo alle strenue autodifese di Mastella (il solito complotto contro di lui... bontà sua), e del capo supremo da parte di Lupi, Veltri non riconosce nemmeno più, a Tonino, di aver "riconosciuto lo sbaglio", ma tenta di infierirgli contro con ogni mezzo, anche con quelli, a dire il vero già archiviati, quando non ritraenti la classica tempesta in un bicchier d'acqua, del forse avvocato Di Domenico... Questo, davvero, non ce lo aspettavamo.

Noi, in realtà, vorremmo solo capire. Invece, tra attacchi e contrattacchi, accuse e difese, avvocati e non avvocati, non ci stiamo capendo un accidente. C'è sempre qualche tassello che manca. E qualcun altro che non torna...

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