Ciò che è avvenuto ieri sera, con il Decreto salva-liste emanato in tutta fretta (e subito firmato dal Presidente Napolitano) è avvilente. Ed è gravissimo nei riguardi del rispetto delle regole, della costituzione, e soprattutto dell'indipendenza della magistratura. Il Decreto, infatti, pretende di imporre ai magistrati (in questo caso del Tar), "l'interpretazione autentica" della legge elettorale, ovvero entra, pesantemente, nel merito dell'autonomia interpretativa dei magistrati.
Perché, ancora una volta, il Presidente Napolitano abbia firmato un Decreto legislativo volto a legittimare la pervicace volontà di violazione delle regole da parte di questo governo di trasgressori impuniti, resta un insondabile mistero.
Già con il Lodo Alfano, Napolitano aveva firmato, in tutta fretta, una legge che poi è risultata, come appariva evidente agli occhi di numerosi costituzionalisti, incostituzionale. Ora si è arrivati a far sì che i potenti (solo loro, ovviamente, non certo una piccola lista sconosciuta), anzi, gli onnipotenti, possano liberamente fregarsene di qualsivoglia regola, alla luce del sole, e poi obbligare la magistratura ad applicare un'interpretazione forzata, non autonoma, non indipendente. Non so se si riesce a rendere il punto di gravità cui si è giunti. Che è sottilmente slittato oltre, ben più oltre, di qualsiasi legge ad personam, di qualsiasi riforma fatta per togliere potere ed autonomia ai magistrati... Qui il potere legislativo letteralmente coarta il potere giudiziario a riammettere, punto e basta, quelle due liste di centrodestra, una collegata a Formigoni in Lombardia, l'altra alla Polverini nel Lazio. Era iniziata come una "comica", sta finendo in tragedia democratica e costituzionale.
Dalle dichiarazioni in crescendo, di questi ultimi giorni, spiccano quelle di coloro che hanno offeso la logica, il senso delle norme democratiche (leggi burocrazia), fatto violenza alle istituzioni ed anche alla nostra lingua. In testa a tutti la Polverini stessa, che gridava, caduta la maschera di correttezza e civiltà tante volte messa in scena nel programma di Floris, ora censurato per volontà del regime vigente in Rai: "I nostri elettori si sentono espropriati del loro diritto di voto". E poi Schifani, uno che, da seconda carica dello Stato, dovrebbe ben sapere quello che dice e, soprattutto, dovrebbe essere super partes: "Mi auguro fortemente che possa essere garantito il sacrosanto diritto di voto che dalla Costituzione è previsto per tutti i cittadini". Mai affermazione è stata più manipolatoria, falsa e disonesta. Nessuno ha mai tolto il diritto di voto a nessun altro. Se con qualcuno doveva prendersela l'elettorato del Pdl per quanto occorso a Roma (ed ampiamente documentato da testimoni e riprese video) era con il proprio partito. Ma si sa, in questo Paese il senso di responsabilità per le proprie azioni, a partire dal premier e giù a scendere sino all'ultimo dei ministri e dei parlamentari del Pdl (ma non solo), è stato rimosso totalmente dalle coscienze. La responsabilità è sempre di qualcun altro, complotti comunisti, radicali violenti (?! Un ossimoro), magistratura rossa... Mentre la sensazione, sempre più pervasiva, è quella che il complotto, in effetti, ci sia stato, ma che sia stato tutto all'interno del Pdl. E che abbia alla fine portato allo scempio di ieri sera, sostenuto, nei rischiosi giochetti ricattatori di potere di cui è ormai pervaso (ma forse lo è sempre stato) questo Paese, dal senso di onnipotenza e di impunità che impera negli ambienti del potere.
Proprio lo stesso senso di onnipotenza impunita (o di impunità onnipotente) che trapela dalla questione della lista di Formigoni in Lombardia, peraltro. Leggo infatti ieri sul "Fatto Quotidiano" l'articolo di Antonella Mascali e David Parenzo che, finalmente, al di là dei proclami privi di contenuti, ma pieni di aria fritta (molto allarmata e schierata), spiega chiaramente per quali motivi la lista di Formigoni era stata esclusa. Altro che "rilievi di forma"! Le irregolarità sono pesanti e sostanziali (in democrazia la forma è sostanza, comunque), riprendo quindi l'articolo citato, per ricordare le più gravi: "Mancanza del "timbro tondo" sui moduli; mancanza della data di autenticazione; non si capisce qual è il luogo in cui è avvenuta la firma; mancanza della qualifica dell'autenticatore". Perché sono gravi questi rilievi? Quello relativo al timbro attiene al fatto che se domani io vado a presentare una lista su semplici moduli non timbrati, ho idea che, nonostante il de-cretino, non me la accetterebbero; la mancanza di data e luogo, altresì, tocca un tasto che ha spinto il radicale Marco Cappato a denunciare una presunta irregolarità gravissima, ovvero: "Se la lista chiude il 25 febbraio, come si fa a raccogliere le firme dal 13?" Cioè, non si possono raccogliere le firme in bianco e poi metterci sopra i nomi dei candidati. "Nella denuncia - ha dichiarato Cappato - abbiamo richiesto una perizia calligrafica. E ora sta alla magistratura verificare eventuali irregolarità in ordine a reati di falso in atto pubblico e falsità ideologica". Falso in atto pubblico e falsità ideologica: questi sono gli "orpelli" di cui ha parlato Formigoni in conferenza stampa? Questi sono i cavilli? Io non lo credo. Io credo siano i costanti e onnipotenti abusi di un potere che perpetua se stesso attraverso la costante illegalità e con la ormai compiuta manipolazione del consenso.
Personalmente aderirò ad ogni forma di protesta, di piazza o di "rete", organizzata dalle forze del centrosinistra, da Di Pietro, dai viola, gialli verdi e blu. Ma l'avvilimento permane, perché in tutta questa costante mistificazione dell'accaduto, a partire dai falsi del Tg1 minzoliniano, per finire alla censura delle trasmissioni di informazione come quella di Santoro, ho paura che l'operazione di disinformazione (e di distrazione) di massa sia ad uno stadio ormai troppo avanzato e che, nonostante tutto, non sarà e non potrà essere il voto popolare a riportare giustizia e democrazia in questo Paese ormai marcio.
Se una nota di speranza ci deve essere (e magari è bene che ci sia per la nostra sopravvivenza) arriva, contemporaneamente all'ultima, esiziale, vergogna governativa, dalla magistratura. La sentenza di condanna per i fatti di Bolzaneto del 2001 da parte della Corte d'Appello di Genova (44 condanne a fronte delle 15 del primo grado), che riconosce, pur non avendo la nostra legislazione il reato di tortura, che da circa 20 anni si attende che venga introdotto in Italia, che tortura ci fu in quella caserma. E che vennero violati i più elementari diritti della dignità umana. L'introduzione del reato di tortura avrebbe di certo fatto sì che, almeno, i reati non fossero, quasi tutti, prescritti. Ma questo governo, che è praticamente lo stesso di allora, quando accaddero gli innominabili, inconcepibili, inaccettabili fatti di Genova 2001, ha tempo per decretare la regolarità dell'irregolarità, la legalità dell'illegalità, non certo per punire chi torturò dei civili all'interno delle mura di una caserma...
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